CAP II

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Nelle Revelationes è esplicitamente configurato un Ordine cavalleresco, ideato dalla Santa Veggente, la quale ebbe a constatare, come abbiamo visto, lo scarso impegno dei cavalieri svedesi in occasione della Crociata del re Magnus, unito al disprezzo per la carità cristiana, che deve pur sempre animare il cavaliere consacrato. I Crociati si diedero ad atrocità peggiori di quelle dei pagani. E così era stato in occasione della I Crociata, quando gli occidentali, dopo essere passati per l’impero bizantino non senza procurare danni, occuparono Gerusalemme massacrando senza pietà islamici ed ebrei (1099). Fonti islamiche riferirono – forse con esagerazione – del macello compiuto dai Crociati, che, al grido di <<Dio lo vuole>> (Deus lo volt), avrebbero ucciso più di 70.000 persone sulla spianata di al-Aqsa, mentre gli ebrei sarebbero stati bruciati vivi nella loro sinagoga. Così, pii crociati, veramente compresi nella loro missione, istituirono gli Ordini monastico-cavallereschi: fra’ Gerardo Sasso da Scala fu il fondatore degli Ospitalieri, poi Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, oggi Cavalieri di Malta; Hugues de Payens de Champagne fu il fondatore dei Poveri Cavalieri di Cristo, poi Cavalieri Templari; incerto è chi per primo fondò l’Ordine dei Teutonici, le cui origini sembrano legate ad un ostello o ospizio per cavalieri d’origine tedesca. Scopo comune era di formare dei cavalieri cristianamente motivati, che non eccedessero nel combattimento, che proteggessero i pellegrini e li curassero lungo il cammino. Allo stesso modo Santa Brigida ideò l’Ordine Militare del Santissimo Salvatore. Se si voleva una Crociata contro i pagani di Scandinavia e del Baltico, essa doveva avere come fulcro una Nova Militia, un Ordine monastico-militare animato da grande spirito di abnegazione, per evitare gli eccessi e guadagnare il favore della Provvidenza, la quale, nell’ottica del tempo, concedeva la vittoria ai più puri di cuore. Nel Liber octavus delle Revelationes il Cristo così parla a Santa Brigida: <<I cavalieri che portano le armi devono essere pronti a dare la vita per la giustizia, a versare il sangue per la Santa Fede, a difendere giustamente i poveri ed a reprimere ed umiliare i malvagi (…) Non favorire quindi la superbia, la cupidigia, l’invidia dietro i suggerimenti satanici, ma vivere solo conformemente ai miei comandamenti, al fine di ottenere l’eterna gioia>> (Rev. VIII, 32). Ai cavalieri Portaspada, o Ensiferi, detti anche Portaspada di Livonia, così la Santa parlò: <<Il Signore mi ha rivelato che Egli vi ama fra tutti gli Ordini perché voi giuraste di dare il vostro sangue per il Suo sangue. Di voi Egli ha fatto un fascio. C’è stato un tempo quando il solo vostro nome era un vanto in se stesso; il vostro abito all’esterno simboleggiava l’annientamento della vostra volontà ed i vostri giuramenti nei riguardi della Fede[18]. Siate fortificati contro la vostra fragilità per mezzo del voto d’obbedienza; cercate di purificarvi mediante l’osservanza delle vostre regole e del vostro amore; non confidate in voi stessi, ma nella misericordia divina. Ohimé. Voi più non seguite il Cristo vostro Maestro, questo generoso Cavaliere uscito da Gerusalemme per ingaggiare una lotta forte ed aspra[19]. Voi più non sacrificate la vostra vita per la verità e per la giustizia, ma la immolate, per cupidigia, in guerre determinate da sete di grandezza. Così facendo, sull’anima vostra voi vi attirate una eterna rampogna, e, per paga, altro non ricevete che vuote parole>>. Al cap. XXXII dell’VIII libro il summarium recita: <<Cristo comanda qui ai Principi un nuovo e devoto modo e forma di creare Cavalieri di una nuova Milizia per la lotta contro gli Infedeli e per la difesa della santa Fede e della Chiesa>>. Questa la professione di investitura, davanti al Maestro: <<Io sono del tutto fragile nella mia carne per ricevere ferite: troppo mi è cara la mia volontà e vacillante è la mia mano a percuotere. Per questo io qui prometto obbedienza a Dio e a Te, mio Capo, assolutamente vincolandomi con questo mio giuramento col quale mi impegno di volere: difendere dai suoi nemici la Santa Chiesa; proteggere i suoi membri; beneficare orfani e vedove; non fare mai nulla contro la Chiesa di Dio e la sua Fede. In più mi obbligo, se erro, di sottostare alla Tua correzione, affinché, a mezzo di tale obbedienza, io possa vincere i miei peccati e con più facilità compiere la volontà di Dio e quella Tua>>. Ancor più illuminanti sono le parole che il Cristo rivolge direttamente ai cavalieri: <<E vi darò in premio cinque beni. Primo. L’eterno onore mai cesserà di risuonare alle vostre orecchie. Secondo. Mai cesserà la vostra visione del Volto e della gloria di Dio. Terzo. Mai cesserà la lode a Dio sulla vostra bocca. Quarto. L’anima vostra avrà tutto ciò che desidera ed altro non desidererà di più di quel che ha. Quinto. Mai più vi separerete dal vostro Dio ed il gaudio sarà interminabile e la vostra vita sarà nella gioia eterna. Ecco, o soldati, sarà questa la ricompensa se difenderete la vostra Fede in me e lavorerete per il mio onore, più che per il vostro>>. Occorre notare l’ultima frase, <<lavorerete per il mio onore, più che per il vostro>>. Sembra si possa cogliere una analogia col motto dei Templari:<<Non nobis, Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam>>(<<Non a noi, o Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria>>). Tradizionalmente si ritiene che l’Ordine Militare sia stato fondato nel 1366. Lo storico Joergensen riferisce che, quando i figli di Brigida Carlo e Birger si recarono a Roma, nel 1369, furono presentati dalla Santa al papa Urbano V <<nel loro caratteristico abbigliamento di Cavalieri di Svezia>>. Forse un’allusione al grigio mantello, con una croce azzurra ad otto punte, con alla base la lingua di fuoco, che sono simboli – ancora oggi – della viva Fede e dell’ardente spirito di abnegazione e carità, che caratterizzano la Milizia birgittiana? L’approvazione ufficiale avvenne nel 1370, contestualmente alla Regola, autorizzata in quanto aggiunta alla Regola agostiniana. Da notare che sotto la Regola agostiniana militavano la Sacra Milizia dei Canonici del Santo Sepolcro di Gerusalemme (poi Ordine Equestre del Santo Sepolcro), la Congregazione di San Giovanni Battista (poi Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme), la Casa dei Malati di San Lazzaro (poi Ordine di San Lazzaro), e altri Ordini. Una tradizione vuole che il primo cavaliere brigidino o bricciano sia stato proprio Carlo, il primogenito della Santa; purtroppo non possediamo più il ruolo dell’Ordine nel XIV secolo, né quelli dei secoli successivi, ma la Milizia ha lasciato traccia in antichi trattati cavallereschi. La più antica trattazione[20] è quella dello spagnolo José Micheli Marquez, Tesoro Militar de Caballeria, Madrid 1642, p. 57, al cap. <<Cavalleros Bricianos en Suecia 1366>>. Riporto la trad. del Cazzaniga (op. cit. in bibliografia): <<Il santo zelo, con il quale tutti i Principi cattolici hanno operato istituendo e fondando con ricche dotazioni tanti Ordini militari, ha mirato alla conservazione ed alla esaltazione della nostra santa Fede, sebbene si legga nel Vecchio Testamento e nei costumi dei Gentili che s’avevano modi di armar cavalieri, conferendo insegne perché si riconoscessero i nobili e si distinguessero dai plebei (…). Sapendo la Santa e famosa Principessa[21] di Svezia, tanto pia come zelante dell’onore del nostro Signore Gesù Cristo, dal quale meritò tante rivelazioni, che nel suo Regno tanto danno facevano gli eretici ai cristiani, per la maggior confusione di questi eresiarchi e per lottarli, istituì l’Ordine Militare dei Bricciani (…). Dopo aver servito sei anni essi ottenevano una commenda, con successive promozioni fino al rango di Maestro dell’Ordine. L’istituzione principiò nell’anno 1366. L’approvò il papa Urbano V, che le dette la Regola di Sant’Agostino. L’insegna è costituita da una Croce ottagona, come quella dei Cavalieri di Malta, azzurra, con in basso una lingua di fuoco, simbolo dell’amore, in quanto i Cavalieri devono essere ardenti nel proteggere e difendere la santa Fede e rispettare gli Statuti. Il modo di armare i Cavalieri, le benedizioni e la professione sono gli stessi in uso nell’Ordine di Malta. Furono molto fiorenti a suo tempo, ma oggi che Satana opprime quel Regno, non sono più rinomati per la Fede ma solo attaccati alle Commende (…). Trattano di questa Milizia Marcus Antonius Vianus Polonus nella Descriptio Regni Sueciae, e Frater Antonius Boisius nella Genealogia Patrum eremitarum Sancti Augustini>>. La testimonianza è molto precisa. L’Ordine Militare aveva avuto una sua fioritura per la lotta agli infedeli, ma poi era decaduto, ed era ridotto a poca cosa. Ancora, si evince che esistevano commendatori ed esisteva un Gran Maestro, che era presumibilmente elettivo proprio come nell’Ordine degli Ospedalieri di Malta. Non è chiaro però se nel XVII secolo l’Ordine fosse ancora operante, perché la notizia potrebbe essere stata tratta dalle pubblicazioni di Marcus Antonius Vianus Polonus e di Antonius Boisius, di cui si ignora la data, e che erano per il Cazzaniga irreperibili, e lo sono tuttora, stando alla ricerca che ho condotto via internet[22]. Del primo autore non abbiamo notizie[23]. Del secondo si sa che è identificabile con Antonio Bosio, nato a Malta, dove morì nel 1629; si occupò piuttosto di monumenti ed archeologia[24] . Antonio Bosio fu però anche cultore di studi su Santa Brigida[25], sicché il reperimento della sua opera avrebbe grande importanza dal punto di vista storico-documentario. Secondo Cazzaniga, è probabile che le opere di Vianus ( o Hianus) e Bosio siano rimaste manoscritte, senza mai vedere la luce. La cosa è poco probabile, se Micheli Marquez ne reperì le copie in Spagna. Dopo Micheli Marquez una nuova testimonianza significativa viene dal P. Andreas Mendo, De Ordinibus Militaribus disquisitiones canonicae, Lugduni 1668, p. 12, dove, sotto il titolo <<Ordo Equitum Bricianorum in Suecia>>, si legge (traduco dal latino): <<Santa Brigida Principessa di Svezia, con animo piissimo, istituì quest’Ordine nell’anno 1396[26] e Urbano V lo confermò sotto la Regola di Sant’Agostino. Il suo compito fu di debellare gli eretici, che colà erano pericolosissimi, esercitare l’ospitalità, seppellire i morti, proteggere le vedove e gli orfani. Segno di riconoscimento era una croce azzurra, a mo’ di quella melitense, sotto la quale stava una lingua di fuoco, che è simbolo della carità che bisognava usare verso gli altri. Si allontanò l’eresia da quel regno e quest’Ordine perse la sua ragione d’essere: i cavalieri solo a questo badano, diventare titolare di una commenda. Lo menzionano Antonius Vianus nella Descriptio Regni Sueciae, Antonius Boisius nella Genealogia eremitarum S. Augustini>>. Si acquisisce un altro elemento che avrebbe dovuto caratterizzare l’antico Ordine: la Santa l’aveva ideato proprio per una Crociata nella stessa Svezia, dove ancora, nelle zone interne, le popolazioni praticavano culti pagani[27]. L’Ordine è poi citato dall’abate Bernardo Giustiniano (Historie cronologiche della vera origine di tutti gli Ordini equestri e religioni cavalleresche, Venezia 1672: II edizione Historie cronologiche dell’origine degli Ordini Militari e di tutte le religioni cavalleresche, Venezia 1692): cito dal vol. II, cap. LIX, pp. 685-687: <<La Santa guerriera volle istituire anch’essa nobile Milizia equestre l’anno 1366 di nostra Salute per fermare forte scoglio a spezzare l’onde di quell’impetuoso oceano (dell’eresia) (…). Stabilì pertanto un Ordine Militare di Cavalieri, denominato dagli autori, de’ Bricciani, dando loro per Insegna una Croce di color azzurro, e di figura non punto dissimile a quella di Malta, sotto della quale vi si vedeva una lingua di fuoco, geroglifico simboleggiante l’ardenza per la Fede, e carità verso il prossimo (…). Il Sommo Pontefice Urbano V con Apostolica Confermazione lo approvò sotto la Regola di Sant’Agostino e le Costituzioni conformi a quelle di Malta (…). Innalzavano il loro Stendardo di Guerra, l’Impresa, o vogliam dire la Croce dell’Ordine da una parte, e dall’altra tre Corone d’oro, che rappresentavano l’Arma de’Gotti (…). Gl’Historici non somministrano però notizia dei Maestri, onde conviene con essi mancare di registrarli>>. L’A. ci informa che l’Ordine, oltre alla propria croce azzurra, innalzava anche l’Arma dei re svedesi, con le tre corone d’oro[28]. Della fine del Seicento è il Traité de la noblesse di Gilles Anurée de la Roque, Paris 1678. Traduco da p. 402: <<Santa Brigida istituì l’Ordine dei Bricciani in Svezia al suo ritorno da Gerusalemme nell’anno 1369[29] sotto la Regola di Sant’Agostino. Quest’Ordine fu confermato da papa Urbano V. Suo compito istituzionale era di opporsi agli eretici, esercitare l’ospitalità, seppellire i morti, proteggere le vedove e gli orfani. Contraddistingueva quest’Ordine la croce blu e una lingua di fuoco, simbolo della carità. Antonius Hianus e Antonius Boisius ne fanno menzione. Vi sono dei monaci di Santa Brigida che portano una croce rossa di forma latina, e un bisante bianco, o, meglio, un’ostia al centro dei bracci della croce. Volateranus[30] parla di questa Santa e dei suoi otto figli. Lo Scisma ha abolito quest’Ordine ospedaliero in Svezia, ma esso si è mantenuto nelle Fiandre>>. Importante la menzione di Volateranus, che non ricorre nei trattati precedenti. Segno che gli autori non copiavano pedissequamente dai trattatisti antecedenti, ma controllavano ed aggiungevano altre notizie, ove possibile. Non manca di menzionare l’Ordine il gesuita Filippo Buonanni, Catalogo degli Ordini equestri e militari, Roma 1711 (esiste anche una traduzione in tedesco, Norimberga 1720): <<Qualunque volta il Mostro dell’Eresia ariana minacciò stragi e rovine sempre si trovò chi con valore invitto gli si oppose. Così accadde in Svezia, ove la Santa Principessa[31]Brigida combatté a favore della Fede Cattolica, e perché fosse pronta una squadra di Cavalieri fedeli, volle istituire una Milizia equestre nell’anno 1366, sotto il pontificato di Urbano V. Fu denominato tale Ordine de’Bricciani, e fu data loro per insegna una croce di color azzurro, simile nella forma a quella di Malta, e sotto la medesima era la forma di una lingua di fuoco simbolo della Fede, che ardeva negli animi di chi la portava. Questa fu espressa sotto il numero 13[32]. L’obbligazione di essi era il difendere la Santa Fede contro gli Eretici, far seppellire i defunti, l’assistere le vedove e i pupilli, e servire gli infermi negli Ospedali. Urbano V approvò questo Histituto e la Santa Principessa dotò l’Ordine di molte rendite e ricche commende. Ma caduto quel Regno con l’Apostasia della Chiesa perì anche quell’Ordine>>. Si ricordarono dell’Ordine anche i “razionalisti” Diderot e d’Alembert (Encyclopedie, ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, Paris 1758). Traduco dalla voce <<Bricien>> : <<L’Ordine militare dei Bricciani fu istituito nel 1366 da santa Brigida, principessa di Svezia, sotto il pontificato di Urbano V, che l’approvò e gli diede la regola di Sant’Agostino. Questo Ordine aveva per arma una croce azzurra, simile a quella di Malta, e posta su una lingua di fuoco, simbolo di fede e di carità. Faceva voto di combattere contro gli eretici e di seppellire i morti, di assistere le vedove, gli orfani, di prestare assistenza ospedaliera. Tutte queste istituzioni sono più raccomandabili per la purezza delle intenzioni delle persone che l’hanno istituite, le ricche commanderie di cui sono state dotate, la nascita e la pietà di molti dei loro membri, che per la loro conformità con lo spirito pacifico della chiesa e di colui che dice da se stesso:” è così dolce, che non farà spegnere il lume che fuma ancora”. Vedi Fleuri, Discorsi sui religiosi.>>. L’Enciclopedia, espressione più completa della cultura critica dell’Illuminismo, non solo ricorda l’Ordine, ma dà un giudizio lusinghiero sulla Santa fondatrice, obiettando che gli Ordini cavallereschi sono in contrasto con lo spirito pacifico della Chiesa. Ma questo discorso è ispirato dall’anticlericalismo degli autori, e non tiene conto degli ideali monastico-militari del Medioevo, per i quali era sacro dovere la lotta agli infedeli. Honoré de Sainte Marie (italianizzato come Onorato di Santa Maria) scrisse le Dissertazioni storiche e critiche sopra la cavalleria antica e moderna secolare e regolare (ed. it. Brescia 1761, dall’originale francese, Paris 1718). Riporto dalla traduzione del Cazzaniga: <<Si deve annoverare tra gli Ordini di Cavalleria Onoraria Cristiana, l’Ordine dei Cavalieri di Santa Brigida, detto del Santo Salvatore, stabilitosi in Isvezia da Santa Brigida, per difendere lo Stato e la Religione contro le scorrerie delle Nazioni barbare, l’anno 1366. I Cavalieri di quest’Ordine, che fu approvato da papa Urbano V, portavano una croce azzurra ad otto punte: in fondo alla croce v’era una lingua di fuoco, per significare che i cavalieri doveano avere una grande carità verso il prossimo. Quindi la loro principale obbligazione si era di seppellire i morti, di proteggere le vedove e gli orfanelli. Santa Brigida diede delle Regole a quest’Ordine, le quali ella distese in trentun Capitoli>>. Fra tante voci concordi si trova, con Luigi Cibrario, spirito caustico e poco conformista, una sorta di contestazione. Nella Descrizione storica degli Ordini cavallereschi, Torino 1846, nel vol. II, annovera l’Ordine fra quelli “supposti o solamente progettati”. Cito da p. 379: <<Fra le tante rivelazioni di Santa Brigida una ve ne ha, colla quale Cristo si lagna che i cavalieri, invece di sostenere, come avevano promesso, gl’interessi della Chiesa, non volgevano l’animo che ad acquistar domini e ricchezze temporali e a darsi buon tempo. Dice con quali mezzi si potrebbe ristaurare la scaduta cavalleria; prescrive persino i riti simbolici, con cui dovrebbero armarsi i cavalieri, e proferire i voti; ed è da notarsi che il primo campo di queste cerimonie esser doveva il cimitero della Chiesa. Questa rivelazione fece credere a qualche autore che Santa Brigida avesse dato esecuzione ai consigli nella medesima contenuti, che un Ordine di cavalleria fosse stato dalla santa principessa istituito verso il 1366; aperto una volta il campo alle congetture e alle invenzioni, siccome è agevole inventis addere, massime in materia di storia, si disse che quei cavalieri avevano una croce smaltata d’azzurro, simile a un di presso a quella dei cavalieri Gerosolimitani. Ma tutti questi racconti non reggono alla critica, Santa Brigida non era più in Isvezia, ma dimorava a Roma in povero stato e non vi ha testimonianza contemporanea, o quasi, che rechi indizio della fondazione di tale ordine>>. Per il Cibrario, dunque, sarebbe stato tutto inventato dagli storici della cavalleria. Si potrebbe obiettare che troppi sono i particolari che gli storici ci forniscono, perché si possa inficiare la narrazione intera. E poi, come abbiamo visto, la Santa nel 1366 era veramente a Napoli, e non a Roma – il suo soggiorno napoletano durò dal 1365 al 1367 – e nulla impedisce la creazione dell’Ordine, anche se in uno stato straniero, Ordine da impiegare in Svezia, contro gli Scandinavi non cattolici. Ancora, al Cibrario ha fortemente nociuto il suo atteggiarsi a supremo presuntuoso censore delle vicende cavalleresche. Sono note le sue affermazioni auto-elogiative circa l’abolizione dell’Ordine del Tempio[33], affermazioni che rivelano scarso senso della misura. Per cui la sua testimonianza non è serena. Ultimo storico, fra i tanti citati da Cazzaniga, è Raffaele Cuomo (Ordini cavallereschi antichi e moderni, opera che l’autore completò e che però fu pubblicata postuma dal padre Stanislao Cuomo, Napoli 1894). Non sapendo che l’Ordine era stato restaurato nel 1859, così scrisse (vol. II, pp. 956-957): <<Contro gli Ariani fu dalla santa regina Brigida di Svezia istituita una sacra squadra di cavalieri detti Briggiani o Bricciani dal nome della veneranda Gran Maestra, nell’anno 1366, regnante il pontefice Urbano V. Portavano gli ascritti croce azzurra simile a quella di Malta ed, oltre alla distruzione degli eretici, avevano obbligo di far sotterrare i defunti, di assistere vedove ed orfani, e curare gli infermi negli ospedali. Uscita la Svezia dal grembo della chiesa cattolica, l’Ordine cadde naturalmente in disuso>>. Dalle testimonianze su esposte si ricava sicuramente che: 1) La Santa, come appare chiaro dalle Revelationes, ideò una Nova Militia, cui diede la Regola, e la denominò Ordine del Santissimo Salvatore. 2) L’Ordine operò in Svezia, ma solo dopo la morte della Santa. In una prima fase i cavalieri, innalzando l’insegna dell’Ordine assieme con quella delle tre corone d’oro (simbolo della monarchia svedese), operarono contro gli Scandinavi e i Lapponi che ancora praticavano culti animistici e feticistici nelle zone settentrionali (detti dagli storici “eretici” o “ariani”). 3) Pacificate le parti interne del paese, per l’Ordine iniziò un periodo di mollezza e di decadenza: i cavalieri non avevano altra aspirazione che diventare commendatori, per godere i frutti delle ricche commende. 4) Introdotta da Gustavo Wasa, la Riforma Protestante Luterana provocò lo scioglimento degli Ordini religiosi e cavallereschi. Per questa ragione, i documenti, i ruoli, eventuali modifiche della Regola, sono andati, forse irrimediabilmente, perduti. 5) E’ poco probabile che ancora nel XVII secolo, vi fossero ordinazioni cavalleresche, giacché la testimonianza di José Micheli Marquez, che si data al 1642, si basa su due pubblicazioni precedenti attualmente irreperibili.