CAP V

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Con tenace volontà, a costo di gravi sacrifici anche economici, e grande dispendio di impegno ed energie, il conte don Vincenzo riuscì a far risorgere l’Ordine, sicché si può a buon diritto parlare di una “seconda rifondazione”. Vi fu una renovatio, un adeguamento ai tempi, senza però mai tradire lo spirito originario, la mistica favilla accesa dall’esempio della Santa. Innanzi tutto, la conferma del titolo nobiliare, concesso nell’ormai lontano 1860 da Francesco II, re legittimo delle Due Sicilie. E’noto il principio giuridico della continuità dei titoli nobiliari, anche se la dinastia che li ha concessi non è più regnante. Un sovrano, che debella un sovrano che ha precedentemente regnato, non ha diritto ad “azzerare” i titoli di nobiltà concessi dalla precedente dinastia; così, coloro che furono insigniti – per limitarci al Meridione – dagli Svevi, dagli Angioini, dagli Aragonesi, dagli Spagnoli, e così via, non persero il loro diritto, fino al regno d’Italia dei Savoia. Vero è che la Repubblica italiana non riconosce i titoli nobiliari, ma è altrettanto vero che non li ha mai aboliti. Il titolo di conte concesso da Francesco II a Gaeta, pienamente legittimo in quanto espressione della volontà di un sovrano assoluto che, al momento, conservava ancora la sovranità piena di una parte, anche se minima, del suo dominio[100], era ancora valido, ma il conte desiderò una conferma da parte del regno d’Italia. E la conferma arrivò. Con decreto in data 15 gennaio 1944 il re Vittorio Emanuele III decretò spettare al conte Vincenzo <<il titolo di Conte di Castello Orléans trasmissibile ai suoi discendenti legittimi e naturali maschi da maschi e femmine fino al primo grado delle predette>>. Il re autorizzava l’iscrizione nel Libro d’Oro della nobiltà Italiana e il diritto a fare uso dello stemma gentilizio. Le lettere patenti <<saranno munite del Nostro Sigillo Reale, firmate da Noi e controfirmate dal Ministro della Nostra Real Casa rimandandone la registrazione alla Corte dei Conti e la trascrizione nei registri della Consulta Araldica e dell’Archivio di Stato in Roma non appena le contingenze belliche lo permetteranno>>[101]. Si era allora in un momento difficilissimo della situazione bellica. Il re e il Governo, da Brindisi, si sarebbero poi trasferiti a Ravello, per essere vicini al fronte che avanzava. Il Foglio delle inserzioni della Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, parte II (Roma, 11 ottobre 1944), nr. 43, riportava che << Vincenzo Abbate, nato a Casoria il 22 novembre 1907 (…) assume dopo sei mesi dalla pubblicazione della presente ai sensi ed effetti delle annotazioni negli atti dello stato civile, per sé e per la propria moglie, il titolo avito di conte sul cognome, a titolo ereditario e con successione, in uno allo stemma seguente:” D’azzurro al palo d’argento, capo un labello in rosso, corona comitale sullo scudo e sull’elmo per il primogenito; per gli altri maschi: da nobile sullo scudo e da conte sull’elmo – per le donne corona di conte sullo scudo ad ancile – lambellini per i soli uomini – azzurro, argento, rosso” – motto: “fugat et fovet “ >>. Finita la guerra, giunse a corroborare giuridicamente la rivendicazione del titolo la sentenza del Tribunale Civile di Napoli, Sezione Quarta, 29 aprile 1946[102]. Dopo aver

rammentato che il titolo era stato concesso dal re Francesco II, e che il conte Vincenzo era effettivamente il nipote del I conte Vincenzo senior, il magistrato ordinava <<all’Ufficiale dello stato civile di Casoria di annotare al margine dell’atto di nascita di esso Vincenzo Abbate (…) la qualifica di Conte al cognome, spettante ad esso Abbate per diritto successorio>>. Successivamente, con decreto del 30 maggio 1946, Umberto II re d’Italia concedeva al conte Abbate <<il riconoscimento e la conferma, l’uso dello stemma finora usato nella Casata Abbate de Castello Orléans>>[103]. Con la fine del regno d’Italia e l’uscita di scena, a testa alta, dell’ultimo re, vi fu una nuova ondata anti-nobiliare, veicolata dalla sinistra social-comunista. Prima ancora che entrasse in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana (1947, entrata in vigore il 1° gennaio 1948) il conte Vincenzo, accusato di usurpare il titolo di conte e quello di commendatore ereditario dell’Ordine Nemagnico di Santo Stefano di Serbia, fu pienamente assolto (Sentenza della Pretura di Napoli del 10 marzo 1947), stante la rilevanza delle prove esibite. Intanto, l’Ordine aveva da tempo iniziato una nuova fase di prestigioso sviluppo. Grazie all’impegno e alla saggia politica di espansione promossa dal nuovo Gran Maestro, a metà degli anni Cinquanta la Milizia brigidina contava migliaia di insigniti, in quasi tutti i paesi del mondo. Ne è testimonianza il ponderoso volume dal titolo: Ordine Militare del SS. Salvatore e di S. Brigida di Svezia – Sommario Storico e Ruolo Generale Ufficiale, a cura della Luogotenenza dell’Ordine per l’Europa, Napoli 1955. Dopo aver pubblicato il nuovo Statuto dell’Ordine (dato l’8 ottobre 1953) (pp. 81-109) e il cerimoniale d’investitura (pp. 113-123), si diede notizia dei membri dell’Ordine. Per motivi di spazio mi limito a segnalare gli insigniti più in vista. Alti Patroni e Generali Gran Maestri Onorari. S.E. il gen. Juan Domingo Peròn, presidente della Repubblica Argentina. S.E. il gen. Carlos Ibanez del Campo, presidente della Repubblica del Chile. S.E. il col. Marcos Perez Jimenez, presidente degli Stati Uniti del Venezuela. Cavalieri di Gran Croce con Collare. A) Capi di Stato, Principi Sovrani ed ex Capi di Stato. S.E. il dr. Miguel Aleman, ex presidente degli Stati Uniti del Messico. S.E. il dr. Ricardo Arias y Espinosa, presidente della Repubblica di Panama S.E. il gen. Hugo Ballivian, ex presidente della Giunta di Governo della Repubblica di Bolivia. S.E. il gen. Fulgencio Batista y Zaldivaro, presidente della Repubblica di Cuba. S.E. dr. Luis Battle Berres, ex presidente della Repubblica Orientale dell’Uruguay. S.E. il col. Carlos Castillo Armas, presidente della Repubblica del Guatemala. S.E. il dr. Federico Chaves, ex presidente della Repubblica del Paraguay. S.E. il dr. El Koury Cheich Bechara, ex presidente della Repubblica del Libano. S. E. il gen. Carlos Delgado Chalbaud, ex presidente degli Stati Uniti del Venezuela. S. E. il gen. Ernesto Dutra, ex presidente degli Stati Uniti del Brasile. S. E. il dr. José Figueres Ferrer, presidente della Repubblica di Costa Rica. S. E. il generalissimo Francisco Franco y Bahamonde, capo dello Stato Spagnolo e Capitano Generale dei Tre Eserciti. S.E. il gen. Manuel Galvez, presidente della Repubblica di Honduras. S. E. il gen. Carlos Ibanez del Campo, presidente della Repubblica del Chile. S. E. il gen. Paul Eugène Magloire, presidente della Repubblica di Haiti. S. E. il dr. Andres Martinez Trueba, presidente del Consiglio Nazionale di Governo della Repubblica Orientale dell’Uruguay. S. E. il gen. Manuel Odria, presidente della Repubblica del Perù. S. E. il dr. Hoscar Osorio, presidente della Repubblica del Salvador. S. E. il dr. Victor Paz Estennsoro, presidente della Repubblica di Bolivia. S. E. il col. Marcos Perez Jimenez, presidente degli Stati Uniti del Venezuela. S.E. il gen. Juan Domingo Peròn, presidente della Repubblica Argentina. S. A. S. il principe Ranieri III, principe sovrano di Monaco. S. E. il col. José Antonio Remon Cantera, ex presidente della Repubblica di Panama. S. E. il gen. Gustavo Rojas Pinilla, presidente della Repubblica di Colombia. S. E. il gen. Anastasio Somoza, presidente della Repubblica del Nicaragua. S. E. il dr. Gèrman Suarez Flamerich, ex presidente degli Stati Uniti del Venezuela. S. E. il dr. William Tubman, presidente della Repubblica di Liberia. S. E. il gen. Rafael Leonidas Trujillo Molina, ex presidente della Repubblica di San Domingo. S. E. il dr. Roberto Urdaneta Arbelaez, ex presidente della Repubblica di Colombia. S. E. il dr. Mamerto Urriolagoitia, ex presidente della Repubblica di Bolivia. S. E. il dr. Getulio Vargas, ex presidente degli Stati Uniti del Brasile. S. E. il dr. Gonzales Videla, ex presidente della Repubblica del Chile. B) Cardinali di Santa Romana Chiesa[104] . S. Em. Cardinale Emanuel Arteaga y Betancourt, arcivescovo di San Cristofaro dell’Avana (Cuba). S. Em. Cardinale Giuseppe Bruno, già Prefetto della Sacra Congregazione del Concilio (Roma). S. Em. Cardinale Luis Jaime Copello, arcivescovo di Buenos Aires (Argentina). S. Em. Cardinale Jiaime De Barros Camara, arcivescovo di Rio de Janeiro (Brasile). S. Em. Cardinale Carmelo De Vasconcellos, arcivescovo di San Paulo (Brasile). S. Em. Cardinale Gualberto Guevara, arcivescovo di Lima e Primate del Perù. S. Em. Cardinale Luigi Lavitrano, già Prefetto della Sacra Congregazione del Concilio. S. Em. Cardinale Francesco Marmaggi, già Prefetto della Sacra Congregazione del Concilio. S. Em. Cardinale Marcello Mimmi, arcivescovo di Napoli. S. Em. Cardinale fr. Adeodato Giuseppe Piazza, Segretario della Sacra Congregazione del Concistoriale (Roma). S. Em. Cardinale José M. Carlos Rodriguez, arcivescovo di Santiago del Chile. S. Em. Cardinale Jules Saliere, arcivescovo di Tolosa (Francia). S. Em. Cardinale Samuel Alphonse Strich, arcivescovo di Chicago (USA). S. Em. Cardinale Alessandro Verde, arciprete della Patriarcale Basilica Liberiana (Roma). C) Arcivescovi. S. E. mons. Salvatore Baccarini, arcivescovo di Capua – Gran Priore dell’Ordine. S. E. mons. Ettore Baranzini, arcivescovo di Siracusa. S. E. mons. Nicola Giannattasio, arcivescovo titolare di Pessinonte. D) Principi di Case Sovrane ed Alte Personalità. S. E. Colòn Eloy Alfaro, ambasciatore. S. A. il principe Pietro Amoroso d’Aragona, della dinastia imperiale di Amorio e Frigia. S. A. il principe Mario Bernardo Angelo Comneno di Tessaglia, della dinastia dei despoti d’Epiro. S. E. il dr. Alberto Martin Artajo y Alvarez, Ministro per gli Affari Esteri del Governo Spagnolo. S. A. R. I. l’arciduca Giovanni Ferdinando d’Asburgo d’Austria-Ungheria. S. E. il barone Woldemar Barkow. S. A. R. il principe Francesco di Borbone, duca di Siviglia. S. E. il gen. conte Raffaele Cadorna, Senatore della Repubblica Italiana. S. E. il nob. Antonio Campello Pinto de Sousa Fontes, Gran Maestro dell’Ordine del Tempio – ramo portoghese. S. A. S. il principe Federico Cornaro, della dinastia dei re di Cipro. S. E. il dr. Pedro Antonio Gutierrez-Alfaro, Ministro della Sanità del Governo del Venezuela – Luogotenente Generale dell’Ordine. S. A. S. il principe Francesco Giuseppe Hohenlohe- Schillingsfurst, von Ratibor und Corvey. S. E. il maresciallo d’Italia Giovanni Messe. S. E. il conte Guglielmo Paternò Castello dei duchi di Carcaci. S. E. il conte Paolo Verdun di Valle San Nicolao e di Cantogno. E tantissimi altri, titolati e non, personalità del mondo politico, scientifico, imprenditoriale. Tutti di provata Fede cattolica. Un tale sviluppo non poté non “destare l’invidia degli dèi” – prendendo in prestito dai tragici il modo di dire – : alti poteri si mossero, infastiditi, o, piuttosto, invidiosi, di una tale Istituzione. Mentre il volume di cui sopra era alle stampe, un episodio spiacevole veniva a turbare l’opera di renovatio così impegnativamente intrapresa. Con nota del 16 marzo 1954 il Ministero Affari Esteri denunciava alla Magistratura che il Gran Maestro aveva conferito il titolo di Cavaliere di Gran Croce con Collare all’allora Presidente del Chile (gennaio 1953), e che egli stesso faceva uso di decorazioni dell’Ordine, in violazione della L. 3 marzo 1951, n° 178[105]. Così il P.M. traeva in giudizio il conte Abbate, in Corte d’Assise, con l’accusa di fregiarsi del titolo di Gran Maestro e usare le relative decorazioni. Con sentenza del 16 febbraio 1955 il Tribunale ne dichiarava la colpevolezza. Ma il conte presentava ricorso presso la corte d’Appello di Napoli. Anche questa sentenza fu sfavorevole (26 luglio 1955): con argomentazioni capziose e non senza strafalcioni storici[106] , la Corte non prendeva in considerazione il carattere – peraltro ampiamente affermato dallo Statuto – di istituzione benefica, nello spirito della antica cavalleria, e non ammetteva che un Ordine, caduto in desuetudine, potesse essere ricostituito, cosa del tutto lecita nell’Ottocento. Si era in un periodo in cui la Magistratura ci teneva ad un’applicazione rigida del dettato legislativo. A mo’ di esempio si suol citare il caso dell’Ordine della Concordia. Quest’Ordine, di ispirazione massonica, fu considerato illecito con Sentenza della Pretura di Roma del 21 gennaio 1956[107] e il Gran Maestro Della Scala condannato per illecito conferimento di decorazioni. Ma torniamo all’Ordine di Santa Brigida. Per niente convinto delle argomentazioni della Corte d’Appello di Napoli, il conte Vincenzo Abbate intraprese una lunga battaglia legale per vedere riconosciuto l’Ordine cui aveva profuso tante energie e risorse economiche. Il Tribunale Penale di Benevento, II sezione, con Sentenza in data 15 aprile 1958, vagliati i documenti esibiti, fra cui quelli registrati dal notaio Marino nel 1929, stabilì che realmente il conte Abbate dovesse essere ritenuto Generale Gran Maestro dell’Ordine, per diritto ereditario, e che l’Ordine non dovesse ritenersi fasullo, come tanti altri creati ex novo, dopo l’avvento della Repubblica. Non si pronunciò, la Corte, sul quesito, se l’Ordine in questione fosse privato, ovvero non nazionale, dato che l’accusa riguardava solo la presunta inesistenza dell’Ordine stesso, prima del Gran Magistero dell’imputato. Un ulteriore passo avanti fu fatto con la Sentenza della III Sezione della Corte di Cassazione di Napoli, in data 11 luglio 1958, sentenza che annullava quella della Corte d’Appello del 26 luglio 1955. La sentenza respinse l’accusa di arrogazione illecita del titolo di Gran Maestro stabilendo che questo titolo non è onorifico, ma deve <<essere considerato in riferimento al contenuto sostanziale di detta carica che implica piuttosto un ufficio quale è quello di dirigere e amministrare l’Ordine (…). Il Gran Maestro di un Ordine cavalleresco impersona uno status, è indice di una qualità, è insomma espressione di una carica e di un jus imperii e di un compito di dirigenza e di organizzazione>>. Era il primo passo verso il riconoscimento dell’Ordine come <<non nazionale>>. Toccò alla Corte di Cassazione, III Sezione Penale (26 giugno 1959 – Sentenza n° 1624 – Reg. Gen. n° 24430/58) ristabilire la verità sulla storia dell’Ordine e riconoscerne la fisionomia. La Cassazione stabilì che non costituiva reato il conferimento della suddetta decorazione al generale Ibanez del Campo, Presidente del Chile, in quanto egli stesso aveva accettato la carica di Alto Protettore dell’Ordine. In secondo luogo, risultava evidente: a) il carattere ereditario dell’Ordine, ricostituito nel 1859 dal conte Vincenzo Abbate senior e pervenuto jure sanguinis all’attuale Gran Maestro; b) il carattere di Istituzione dedita alle opere di beneficenza, già sotto il regno delle Due Sicilie, e successivamente; c) il carattere internazionale dell’Ordine (quale emergeva dagli Statuti dell’ 8 dicembre 1948, e successivi) desumibile dallo sviluppo extra-nazionale, specie in America Latina. In questo quadro, assumeva particolare importanza l’adesione del generale Juan Domingo Peròn, presidente dell’Argentina, Gran Maestro Onorario e Alto Protettore. L’attività benefica, desumibile dalla pubblicazione ufficiale dell’Ordine e garantita da alti prelati della Chiesa Cattolica, che ne avevano controllato l’effettiva esecuzione, risultava alla Corte ampiamente provata[108]. Per questo l’Ordine andava considerato <<non nazionale>> e non emanazione di un <<privato>>, proprio per il <<carattere di vero e proprio ordine cavalleresco ereditario, fondato cioè da una famiglia nobile, la quale trasmette ai vari capi di nome e d’armi della famiglia stessa la carica di Gran Maestro (…). E’ ovvio d’altra parte che non trattasi di Ordine estero, cioè emanazione della sovranità di stati stranieri. Non resta che affermare il carattere di Ordine non nazionale , che discende in via logica dal carattere internazionale della organizzazione>>. E ancora:<<Vera conferma di ciò si ha rilevando che l’Ordine di Malta[109] ha egualmente carattere non nazionale non in vista di un particolare carattere di ente di diritto pubblico internazionale – che neppure possiede – ma proprio in considerazione delle sue tradizioni, delle sue origini insigni e della sua espansione in rapporto al suo carattere internazionale. Per quanto in campo più ridotto, le stesse prerogative vanno riconosciute all’ordine di S. Brigida di Svezia>>. La piena assoluzione del conte Abbate provava che il Ministero Affari Esteri lo aveva a torto accusato di violazione della L. 178/1951. L’Ordine, con una apposita pubblicazione edita a cura della Luogotenenza d’Italia, non mancò di evidenziare il riconoscimento legale e gli effetti che ne derivavano. Anche l’avv. prof. Renato de Francesco, Presidente di Sezione della Suprema Corte di Cassazione, non mancò di rilevare l’ambiguità sostanziale della L. n° 178 del 3 marzo 1951, la quale, volendo colpire tutta una serie di Ordini parvenu (o, meglio, senza storia, e costituiti al solo scopo di profitto) veniva a condannare Ordini antichi e di indubbia tradizione. L’insigne giurista non mancava, con una punta di rammarico, di criticare il Vaticano, troppo premuroso verso gli Ordini di sua collazione o sub-collazione, come se altri Ordini, animati da spirito benefico e volti a valorizzare il culto dei Santi, di cui portavano il nome, fossero soltanto organizzazioni illecite o truffaldine[110]. Dopo aver menzionato la recentissima sentenza della Cassazione n° 2000 (23 aprile 1959, Reg. Gen. n° 3909/59), che stabiliva lecito un <<uso limitato>> di onorificenze di Stato estero o di Ordini non nazionali, anche senza l’autorizzazione del Capo dello Stato, il de Francesco si congratulava con la Magistratura che aveva finalmente posto rimedio a varie incresciose situazioni. Si è fatto cenno sopra alla pubblicazione ufficiale dell’Ordine, menzionata nella Sentenza della Cassazione. Si tratta del bimestrale Ordine di Santa Brigida di Svezia- Organo Ufficiale dell’Ordine dei Cavalieri di Santa Brigida di Svezia e dell’Associazione dei Cavalieri Italiani di Santa Brigida, il cui primo numero apparve a Roma nel 1948. Oltre ad articoli di L. Manfredi, P. Chiminelli, E. Tassi, Haraldicus, ecc., vennero pubblicati lo Statuto dell’Ordine del 1948 e il rituale d’ordinazione, con le nomine più recenti. Più tardi l’Ordine promosse il periodico trimestrale I Cavalieri di S. Brigida – Organo Ufficiale dell’Ordine Militare del SS. Salvatore e di S. Brigida di Svezia, il cui primo numero uscì a Napoli nel 1963. Brevi fascicoli, in cui venivano comunicati i fatti più salienti della vita dell’Ordine. La pubblicazione de I Cavalieri proseguì poi col Reggente avv. Mario Costantini. Pubblicazioni preziose, ma purtroppo quasi introvabili. La Biblioteca Nazionale Medicea di Firenze e la Biblioteca Nazionale di Napoli ne conservano alcune copie. Purtroppo per l’Ordine, i tre Alti Protettori e Gran Maestri Onorari non conservarono a lungo il potere. Juan Domingo Peròn (presidente dal 1946) venne temporaneamente esautorato nel 1955, ma si trattò di un allontanamento dalla Presidenza soltanto provvisorio. Nel 1973 fu richiamato a furor di popolo dopo la disastrosa esperienza del regime del generale Alejandro Lanusse. Il regolamento elettorale impedì a Peròn di ripresentarsi, ma il suo candidato, Héctor Càmpora, raccolse il maggior numero di voti. Dimessosi Càmpora, a Peròn venne aperta la strada alla Presidenza. Ma il grande riformatore[111]era ormai vecchio e malato, e venne presto a mancare (1974). L’altro Alto Protettore Ibanez del Campo (pres. 1927-1931 e 1952-1958) venne a mancare nel 1960. Il terzo, Marcos Perez Jimenez (pres. dal 1952) venne destituito nel 1958[112]. Nuovo Alto Protettore e Gran Maestro Onorario sarebbe poi stato nominato il generale Kjell Eugenio Laugerud Garcia, presidente della Repubblica del Guatemala (1974-1978). Con grave lutto per l’Ordine scomparve anche improvvisamente il conte Vincenzo Abbate junior (26 dicembre 1974) lasciando l’Istituzione in condizioni floridissime. Uno dei suoi ultimi atti era stata la promulgazione del nuovo Statuto (8 ottobre 1974), che veniva a modificare quello del 1959[113] . L’art. 45 recitava: << I membri dell’Ordine di una stessa Nazionalità sono riuniti in Capitoli Nazionali costituendo una Provincia o Luogotenenza dell’Ordine. A Capo di essa e del relativo Capitolo si trova un Delegato Magistrale col titolo di Luogotenente>>. E di Capitoli Nazionali ve n’erano realmente tanti. L’Ordine era rappresentato in oltre 60 paesi del mondo. Migliaia di insigniti; un numero tale da far letteralmente “scomparire” quasi tutti gli altri Ordini!