LE MOTIVAZIONI DI UN ASPIRANTE SCUDIERO

L’esperienza di fede dell’aspirante scudiero Ebrahim (Abramo) Maceria

Pure per me, sembra essere giunto il tempo propizio, quello catartico per rendere la mia gratitudine al Padre: se ho sentito parlare di Santi e Madonne, e se mi sono condotto arbitrariamente all’esplorazione di questo universo etereo, aspirato dai più ma in vita scandagliato da qualche seppur ominicchio di chiesa, più votato al bigottismo, è stato solamente grazie alla fede in Lui.

Sono nato, cresciuto, e continuo, per grazia di Dio, a pascere in una modesta famiglia, dedita da sempre al lavoro, al sacrificio e a tante rinunce, qualcuna delle quali siamo riusciti soltanto oggi a riscattare, sempre confidando nella Infinita Misericordia e nella Espansa Provvidenza divina.

 

Alla sera, intorno al focolaio domestico (in principio ci si riferiva al fuoco del camino, innanzi al quale i nonni si portavano a sedere coi loro nipotini, per narrare delle loro “imprese” in gioventù, ma attualmente il termine è connesso all’unione familiare, sempre meno diffusa), preferiva la mamma adunarci tutti per guardare kolossal storici, del calibro de “I Dieci Comandamenti” ovvero di “Ben- Hur”, il primo evidentemente tratto dalle Antiche Scritture (e quale miglior surrogato rispetto alla lettura di qualche pagina della Bibbia, della “meno noiosa” visione di un film con cui conoscere il Decalogo, in mancanza di cartoni animati educativi?), il secondo ambientato nella Palestina del Cristo vivente, una significativa storia familiare calata in quella che è considerata invecela Grande Storiadell’Umanità.

Dopodiché, da sempre assistente alla Mensa Eucaristica in quel della mia parrocchia – ero il chierichetto più piccolo, anagraficamente e a livello di statura, motivo per cui raccoglievo non poche simpatie e tanta tenerezza seminavo per la mia argutezza nel saper recitare il Santo Rosario, nonostante l’età – il primo Santo a cui sono stato avvicinato è stato Padre Pio, Santo internazionale.

Ricordo di un libricino illustrato che ricevetti in regalo, la storia di Francesco Pio Forgione raccontato ai bambini, che mi affascinò non poco, di quell’immagine che lo ritraeva a dormire sulla nuda terra, poggiato ad un sasso che gli faceva da guanciale, onde imitare il Poverello d’Assisi. E della mia mamma, a lui devotissima, che non si stancava mai di inculcarci il suo stile di vita, al servizio totale, spesse volte rimettendoci la pelle contro gli spiriti maligni, del suo Signore.La Prima Comunionecelebrata nel Santuario di Santa Maria delle Grazie, in San Giovanni Rotondo, fatta edificare per l’appunto dall’oggi San Pio da Pietrelcina, suggellò il patto di fedeltà con la mia educatrice, che tanto ci teneva, ancor più dopo che un tremendo lutto familiare ci colpì, e che comprendeva, tra le altre, la “clausola” di ricorrere al Cappuccino del Gargano, come mi piace chiamarlo, in ogni contingenza quotidiana di sostegno tanto materiale quanto spirituale, lei stessa avendo beneficiato del suo soccorso in dette circostanze.

Da allora è stato un susseguirsi di “conoscenze”, seppure non approfondite sul piano teologico, non da ultimo quella col nostro santo concittadino Padre Maestro, che oggi mi lega particolarmente al Santuario dove riposano i suoi resti mortali, il nostro pure corregionale San Michele Arcangelo, combattente contro il serpente infernale, poila Santadel Gesù della Divina Misericordia, Suor Faustina Kowalska, nonché i Santi antesignani della pratica tuttora diffusa del Santo Rosario, Santa Caterina da Siena e San Domenico, con il più contemporaneo Beato Bartolo Longo.

E poi i Santi delle cause impossibili, Santa Rita da Cascia e San Giuda Taddeo, e last but not least la “nostra” Santa Brigida di Svezia, Santa Compatrona d’Europa, insieme a Santa Caterina da Siena, e mistica che ha messo per iscritto e divulgato le famose 15 Orazioni rivelategli dal Cristo crocifisso, per onorare ogni piaga del suo martoriato corpo. Tradizione vuole, e di ciò ne sono venuto a conoscenza durante uno dei miei ultimi pellegrinaggi a Roma, che proprio durante uno dei suoi soggiorni in questa terra, Gesù morente inchiodato alla croce, che Brigida contemplava ai suoi piedi, assorta in preghiera ed immersa in una totale ascesi, si fosse animato volgendogli il capo, scena immortalata in una scultura tutt’oggi visitabile pressola Cappelladel Ss. Sacramento in San Paolo fuori le Mura. Taluni storici, anzi, ritengono che le orazioni siano state “dettate” alla Santa proprio in questa occasione.

In ogni caso, in tv, per un certo periodo, come avviene con ogni fenomeno mediatico del momento, si è parlato spesso di questa laica aristocratica svedese che,rimasta vedova, decise di prendere i voti e dedicarsi completamente alla vita monastica, relativamente alla conversione di una nota signora dell’intrattenimento che aveva ritrovato la pace del cuore per l’appunto nella casa di Santa Brigida in Piazza Farnese a Roma, quella “chiamata” alla vera missione che il Signore ha comunque prefigurato per ciascuno di noi.

Mi era stato chiesto di scrivere come ero approdato a Santa Brigida di Svezia, di cui porta il nome l’Ordine Militare del Ss. Salvatore a cui ambisco: non so se sia riuscito nell’intento di far comprendere che, al di là della sua storia, è il fatto che ella sia una Santa della Chiesa Universale ad aver destato la mia curiosità, come per ogni ‘Vita Straordinaria’. Interessante è stato sapere anche delle Orazioni, che mi son proposto di recitare, quando sarò maturo a livello spirituale, e con costanza, per lenire ogni minuscola e nascosta piaga del corpo maciullato ed esanime di Nostro Signore, quando cioè la mia anima sarà integra rispetto alle contaminazioni del mondo esterno.

Non so se un giorno o l’altro vi sarà la mia investitura ufficiale, fatto sta che sin d’ora mi sento integrato bene in questa comunità, che non è la schiera di nobili che vengono in gergo così denominati, quando li vediamo sfilare nelle processioni. Ancor prima di essere cavalieri, sono uomini, siamo confratelli, sorelle e fratelli tutti sotto lo stesso Padre, il nostro Dio, fulcro della nostra esistenza.

E. M.

 

 

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